ficcanaso fino alla morte!

"Avrei dovuto ponderare meglio, pensare di più, prepararmi al passo... ma ormai indietro non si torna". Disse lei. Poi uscì, tirandosi dietro la porta

Eccomi

Utente: momyone
Chi sono? vorrei saperlo anch'io. La faccia che mi guarda tutte le mattine dall'altro lato dello specchio sorride, e questo mi basta. Amo un sacco di cose. Anzi, amo e basta. Soprattutto amo scrivere, lo faccio per me e, se sono fortunata, anche per qualcun altro. Che poi la cosa sia apprezzata è tutt'altra storia!

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venerdì, 26 giugno 2009
Romanticismi

 
LUI: Certo che io te lo avevo anche chiesto di sposarmi, ma tu hai detto no
LEI: Guarda che l’ho fatto per te. Se un giorno incontrassi una ragazzina compiacente…
LUI: Le ragazzine zoccole non mi piacciono, sono così poco interessanti
pausa
LUI: Preferisco le vecchie vacche… tesoro… (sorriso)
 

Postato da: momyone a 00:27 | link | commenti (22) |
uomini, appunti di viaggio, anime candide

lunedì, 15 giugno 2009
Caro Presidente,

 
le scrivo queste poche righe perché, anche se non provo particolare simpatia nei suoi confronti, in fin dei conti è lei che tira le fila del mio Paese – e tenga pure conto che sia grazie anche al mio voto, seppur indiretto.
Ci tengo a premettere che ho trovato scandaloso che in un Paese civile un ex-comico (pur con un buon seguito mediatico) si sia rivolto ad una commissione di governo chiamando una delle più alte cariche dello Stato “psiconano” – e lasciamo perdere il resto. Se la stessa cosa fosse capitata in un qualsiasi altro Paese europeo, Francia, Spagna o Inghilterra per citarne solo alcuni, il comico in questione avrebbe un foglio di via permanente, per vilipendio dello Stato.
Ciononostante, non concordo con lei quando parla di “tentativi eversivi” per i vari attacchi subiti in quest’ultimo periodo, perché in quella situazione ci si è proprio messo da solo (e difficilmente l’analisi delle sue visite a compleanni di ragazzine e battute sulle donne degne di un provincialotto privo di cultura mi porta lontano dal credere ad una stessa montatura mediatica da parte del suo staff, per depistare da cose probabilmente più importanti, come alcune leggi che lasciano ben più di un dubbio in fatto di liceità… rinverdendo agli occhi dei più il vecchio e caro adagio “Governo ladro” tanto caro alla più parte dei nostri nonni).
Dicevamo, la ritengo un uomo di rara intelligenza, seppur sotto sotto un gran provinciale, e pure un accentratore, maggiormente capace di manovrare “tutto” con le proprie mani, rispetto al creare una base abbastanza preparata per portare avanti progetti comuni quando deciderà di ritirarsi: “dopodimeildiluvioBerlusconi” potrebbe sembrare appropriato…
Ci sono cose che non mi piacciono del suo modo di governare, non mi piace il presenzialismo ad ogni costo, non mi piace quel suo ribadire che “va sempre tutto bene” quando vedo aziende chiudere proprio accanto al mio capannone e giornalmente questuanti un lavoro bussare alla mia porta e clienti che non han di che pagare i debiti; non mi è piaciuto l’avvicinamento a certi capi politici di dubbissima levatura (evabbé che il cliente ha sempre ragione, ma se il cliente è un tagliagole di lunga data, quantomeno un po’ di distacco si potrebbe anche prendere), non mi piace l’idea di avere “ronde” di cittadini in affiancamento alle forze dell’ordine, così come detesto l’idea che le stesse forze dell’ordine non siano in grado da sole di mantenere quello per cui sarebbero preposte e, soprattutto, non mi piace che ogni tanto lei faccia il giullare, anche a nome di un “popolo italiano” che si è da tempo stufato di esser visto come “pizza e mandolino” – parlo sempre a titolo personale, il “presidente operaio” o il “presidente cantautore” non mi sembrano davvero degne se non barzellette di dubbio gusto (senza nulla togliere alla vena artistica che ha tutti i diritti di esprimere, siam pur sempre un Paese libero, nevvero?).  
Mediamente non mi piacciono le televisioni che vedo (d’altro canto quelle straniere son persino peggio… e anche di gran lunga più noiose) né approvo in particolar modo i giornali che omettono notizie o che le rigirano come frittate. Non mi piace nemmeno questo trend che sembra recitare “chi è fuori dal coro ha per forza ragione”. Perché non basta dire il contrario a tutti i costi per essere nel giusto.
Insomma, di lei si dice che sia un grande lavoratore, e a quanto ho visto, tendo a credere che sia vero, smetta di sventolare ai quattro venti tutto l’amore che il 70% e passa degli italiani avrebbe nei suoi confronti, perché almeno una larga frangia di interisti non l’amerà mai (nemmeno se mandasse il Milan in B ad anni alterni solo per farci piacere), piuttosto ripieghi su una “moderata stima” dettata dai risultati (quelli veri che si vivono in banca, o sulle strade senza buche, o nelle case senza inferriate o nelle città pulite in tutti i sensi o nelle case che non crollano o nelle integrazioni di fatto, o nelle scuole che insegnano davvero – almeno un po’ di grammatica e sintassi -, o nei politici e tv che parlano questo stupido vecchio idioma chiamato italiano con tanto di verbi coniugati in maniera appropriata, e un po’ meno di gnocca e un po’ più di “bello” per davvero, anche nei contenuti – e mi fermo che è meglio); quindi le chiedo, in tutta franchezza, di mettere nel lavoro per questo Paese un po’ più delle energia che sta impiegando in discorsi e sorrisi, e poi vedremo. Vedremo se davvero avrà fatto una differenza positiva o se, come dicono i suoi (non pochi e non tutti così cretini) detrattori, ci farà precipitare in un nuovo (farsesco) Ventennio.
So che è chiederle tanto, o forse troppo. Ma conto di essere ancora qui quando lei sarà un capitolo nell’enciclopedia (con i debiti scongiuri), quindi veda di farlo bene il suo lavoro. E di non lasciare ai miei nipoti – che non avranno le possibilità economiche dei suoi – un postaccio da cui voler scappare.
Buon lavoro.
Ah, dimenticavo, non ci faccia pentire del nostro voto; nemmeno la DC si è dimostrata essere eterna.

Postato da: momyone a 23:40 | link | commenti (59) |
appunti di viaggio, roma kaputt mundi

giovedì, 11 giugno 2009
Basta la parola

 
Se ti avessi conosciuto nell’Ottocento lo avresti scoperto dall’amica del cugino del fornaio quel che ti volevo dire. O sarebbe un postino affannato a portarti una missiva scritta piano con penna e calamaio e asciugata dal tempo e dalla carta assorbente. Con qualche buco di cancellatura, magari. O, perché no, riceveresti un piccolo messaggio legato alla zampetta di un piccione viaggiatore.
 
Se ti avessi conosciuto a inizio secolo sarebbe la centralinista del posto pubblico a farti avere un telegramma con il solo pensiero che avrei voluto inviarti. Magari inframmezzato da qualche stop di suspense.
 
Se fossi stata una conoscenza più recente avrei potuto usare la posta aerea, con quella bella carta leggera che ti si straccia tra le dita sudaticce non appena la prendi in mano e il blu della bic che avrebbe lasciato – a mo’ di tatuaggio – la mia scrittura sulle tue mani incerte.
 
Per fare una cosa carina avevo anche pensato di mandartelo a dire con un mazzo di fiori. Ma quello dell’Euroflora non sapeva qual era la pianta giusta per portare il mio messaggio ed ho soprasseduto.
 
Se solo lo avessi voluto, avrei potuto mandarti un messaggio, una e-mail, lasciarti un commento sul vecchio blog o quello nuovo, avrei potuto telefonarti, persino, o magari cacciare una foto su twitter o un MMS con tanto di canzonicina, un fax, un poke su facebook, un ring sul voip, un trillo su una delle mille chat, un SMS…
 
Avrei avuto e avrei mille altri modi di farti sapere quel che penso di te. Ma a volte basta la parola. Ne basta una sola. Ed è stato bello dirtelo in faccia.
Bastardo.

Postato da: momyone a 01:40 | link | commenti (15) |
uomini, appunti di viaggio, anima

venerdì, 05 giugno 2009
Fanta-politica

 
 
Appunto.
 
 
 
E siamo “solo” alle europee.
 
 
 
Tremo al pensiero di cosa accadrà tra (spero) qualche anno. All’avvicinamento delle politiche nostrane.
 
 
E se Berlusconi avesse ragione?
Cioè che tutti questi attacchi da parte della stampa estera-vicina e estera-lontana fossero “solo” un bieco tentativo di arginare un PP Europeo che potrebbe diventare abbastanza forte da rendere l’Europa per davvero una potenza – e non l’ombra di ciò che voleva essere? E, peggio, che i nostrani italioti potrebbero persino avere una buona maggioranza all’interno di quel PPE? E peggio peggio ancora, si tornerebbe a parlar di Dio, Patria e famiglia… con qualche lieve e innecessario allargamento di confini in tutti e tre i casi. Ma poco, son pur sempre conservatori – quasi ex-Diccì.
 
E se, invece, avessero ragione “loro” e ci ritrovassimo un nuovo De Gaulle, o peggio, un Pinochet denoantri? Altro che Duce, per favore, siamo seri, quello avrebbe riso davanti al trapianto di capelli, messo fuori legge il giuoco pallacanestro e dichiarato guerra alla Spagna per non cedere Kakà. E se ci fosse stato lui, altro che “opposizione” e “paparazzi”, Franceschini costruirebbe (a picconate) una statua glabra alta 3000 metri scavandola direttamente sul costone francese del Mont Blanc e ben altri sarebbero al confino in terra di Salerno-Reggio Calabria a finirne l’ultimo tratto autostradale – a mani nude. Per amor patrio ed evitare peggiori conseguenze.
 
Se avessi bevuto dovrei smettere.
O forse sarà il caso di ricominciare.
 
 
 

Postato da: momyone a 01:35 | link | commenti (14) |
appunti di viaggio, now panic, amaro umore, roma kaputt mundi

mercoledì, 27 maggio 2009
Macondo non è casa mia

Sono un paio di settimane che mi frulla in testa un libro. Non capisco perché lo faccia; non è nemmeno uno dei miei preferiti. A pensarci bene è stata una notizia di cronaca-con-divorzio a farlo riaffiorare. Ma poi perché?
Cover_GRA

Il nostro mare non è in vendita. Vero?

Postato da: momyone a 00:00 | link | commenti (12) |
libri, anime candide, now panic, makelovenotwar

mercoledì, 20 maggio 2009
C'è sempre un racconto

Prologo:
Ci sono momenti in cui non hai nulla da raccontare ma, per fortuna, qualcuno, anzi Qualcuno, lo fa per te. A volte ci sono cose che, per un futile motivo o per altri meno futili motivi ci fanno smettere di guardare ciò che ci sta attorno con gli occhi che abbiamo dentro. Spesso è proprio la fantasia di chi chiamiamo pazzo (o folle, o diverso, o in tanti altri modi), a farci ricordare quanto stiamo perdendo, lasciando che sia il pragmatismo, la “necessità del giorno” a rovinarci la visione di quello che ci circonda.
Devo ammettere di essere una persona fortunata.
Fortunata perché, ogni volta che perdo – o mi pare di perdere – il contatto con le cose “normali” della vita, c’è uno stuolo di amici, o di persone care, che si mette in mezzo e riesce, non so come ma lo fa, a rimettermi in pace con il mondo.
Sono fortunata, dicevo, perché, quando ricevo un racconto come questo, una giornata di merda che potrebbe lasciare il segno per almeno un’intera settimana a venire, cancella tutto in un istante!
Grazie ad un certo Qualunquista. Che non smette mai di sorprendersi e sorprendermi. Per fortuna.
momyone
 
 
Racconto:
Tanto per confermare che il mio lavoro non è per niente monotono, stamattina alle 6, mentre il caffè ancora vagava per i corridoi del mio cervello cercando di buttare giù dalle brande almeno qualche neurone, sono entrato nella stanza della Bonnie (la signora Bone**i).
Lei era tutta rannicchiata nel letto, con il braccio piegato sul petto come se stesse misurando la febbre… Appena mi ha visto si è sfilata il termometro, me l’ha consegnato e mi ha chiesto se aveva la febbre.
Peccato che il termometro fosse un calzascarpe. Io l’ho tranquillizzata sul fatto che non avesse la febbre e le ho detto che poteva alzarsi ed andare in bagno a fare la doccia.
Certo è vero che c’era già un sole meraviglioso, ma in ogni caso una giornata cominciata così non poteva non essere BELLISSSIMA!!!
Uno dei lati positivi dell’assistere i così detti “malati psichiatrici” è che riescono a folgorarti con una parola, con un gesto, ti sorprendono sempre… perché vedono le cose da un’altra angolazione, da un altro punto di vista.
Credo sia buono ed importante avere (sempre) almeno un altro punto di vista di riserva…
Come dice Don Chisciotte a Sancho Panza:
«Sancho, è mai possibile che in tanto tempo che tu vieni con me, non ti sia ancora riuscito di vedere che tutte le cose dei cavalieri erranti sembran chimere, sciocchezze, stravaganze e che son tutte a rovescio delle altre?
E non perché la cosa sia realmente così, ma perché in mezzo a noi s’agita una turba d’incantatori, che mutano e svisano tutte le nostre cose a piacer loro e secondo il desiderio di aiutarci o di rovinarci: quindi questo che a te pare una catinella da barbiere, a me pare l’elmo di Mambrino e a un altro forse parrà un’altra cosa».
O come canta Guccini nel suo Don Chisciotte:
«Sancho ascoltami ti prego, sono stato anch’io un realista ma ormai oggi me ne frego e anche se ho una buona vista l’apparenza delle cose come vedi non m’inganna, preferisco le sorprese di quest’anima tiranna che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti, ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti. Prima d’oggi mi annoiavo e volevo anche morire, ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire».
C’è una frase, non ricordo chi l’ha scritta, ma mi piace tanto:
“Molte persone considerano certe cose impossibili solo perché non le hanno mai viste” o non riescono a vederle aggiungerei io…
E allora, se un catino può essere l’elmo di Mambrino oppure il contrario, un calzascarpe può essere un termometro, o anche altro… 
Il Qualunquista
 
 
 
Epilogo:
Datemi un pitale e vi solleverò il mondo! Non era così? Eppure… eppure no. Non c’è epilogo qui. Non si tirano più somme per un po’. Ci si limiterà, nuovamente, a guardarsi attorno, mangiando le fette di salame che si eran appiccicate sugli occhi – in barba alla dieta, magari.
O forse ho solo un po’ di febbre… quindi: avete mica un calzascarpe d’avanzo?

Postato da: momyone a 00:41 | link | commenti (17) |
appunti di viaggio, anima, anime candide, il qualunquista

lunedì, 18 maggio 2009
Tecnologia in rivolta

Accadimenti tecnologici dell'ultimo mese:

1) Telecom disdice il mio abbonamento millenario all'ADSL casalinga. Dopo tremila telefonate e un buon numero di fax il servizio viene ripristinato come "nuovo contratto", dopo "solo" 15 giorni di isolamento forzato.  

2) Splinder elimina il mio abbonamento Pro e, causa momentaneo disguido tecnico nel ripristino, aspetto e spero. Spero non mi cancelli tutti gli album, quantomeno.  

3) La televisione di casa mia si è spenta per mai più riaccendersi sul più bello di un film di ammazzamenti e MAI, saprò se poi lei è morta segata in due oppure semplicemente accoltellata...

4) La batteria della Wespa, collegata all'antifurto elettronico e a un sacco di altre diavolerie innecessarie ha dato forfait smettendo di ottemperare al suo compito primario: tenere accesa la Wespa... piantandomi in mezzo a una strada, appiedata

5) il portatile made-in-Vista decide di non leggere più i CD masterizzati con Win 2000 e, già che c'è, li smagnetizza automaticamente non appena inseriti nella fessura. Per fortuna i back-up son in doppia copia.

6) La fotocopiatrice dell'ufficio inizia ad emanare un sinistro odore di bruciaticcio e poi rilascia una nube di fumo nero. Forse è esplosa.

Non ho controllato l'oroscopo. Mi pareva dicesse di tornare alle origini, ma non pensavo intendesse il ciclostile!

Postato da: momyone a 13:14 | link | commenti (17) |
amaro umore, momynon

sabato, 09 maggio 2009
Oggi, o anche no

Sottofondo: nessuno, tranne l’audio di uno dei tanti telefilm pieni di omicidi e morti da sezionare
 
Fuori: un cielo grigio, grigio padano, un po’ pesante ma non troppo. E una buona dose di umidità.
 
Attorno: suoni di bambini che litigano qualche giardino più in là. L’odore di qualcuno che accende una griglia, sperando che non sia una casa a qualche isolato che prende fuoco. Solo più tardi sarà l’odore delle salamelle oppure il rumore dei pompieri a darne certezza.
 
Dentro: dentro non lo so. Forse solo mezzo bicchiere di troppo. Ma non è così grave, oggi. Anche per questo deciderà o porrà rimedio il mal di testa domani.
 
Oggi. Oggi è un giorno speciale come tanti, un giorno in cui ho amato, ho perso e ritrovato – non necessariamente nello stesso ordine -, ho viaggiato e incontrato piante fiorite, profumi di erba tagliata e nafta, ho visto uomini corpulenti spargere “concime” sui campi e trattori grandi come ippopotami fare il loro mestiere, ho rischiato di finire in un fosso e di volermici buttare, ma poi non l’ho fatto.
Oggi. Oggi è un altro giorno della mia vita. Un altro giorno in cui avrei dovuto fare “la cosa giusta” oppure non farla e, invece, ho tirato in là. Rimandando a domani o anche dopo.
Perché a volte, ma solo a volte, la differenza è nel colore del grano… tutto lì. E non sai più cosa è giusto, sacrosanto, assolutamente da fare o da non fare, non sai più dirti che le decisioni prese sono quelle che poi avrai il coraggio, o la forza oppure solo la voglia di portare avanti.
Tutto qui.
Oggi è uno di quei giorni importanti in cui non sei tu a decidere della tua vita, e te ne rendi conto come non mai, ma è lei a decidere per te. E tu non sai niente, e non lo saprai finché non accadrà…
Ci vorrebbe una canzone.
Ci vorrebbe proprio una canzone che non c’è a far da sottofondo a questi pensieri pieni di niente.
Ma non c’è.
Tutto qui.

Postato da: momyone a 20:22 | link | commenti (12) |
appunti di viaggio, anima, anime candide, momynon

giovedì, 30 aprile 2009
Con un cielo così...

Milano - tangenziale

Postato da: momyone a 14:51 | link | commenti (19) |
milano, appunti di viaggio

venerdì, 17 aprile 2009
Sono i giorni della CRisi

Inizia un po’ prima di Natale, qualche settimana per la precisione, i tiggì recitano che in America c’è un nuovo presidente abbronzato e che lui risolverà la CRisi, in un modo o nell’altro, prima o poi. Inizia con una telefonata strana di un’amica di mia madre, tutta sconvolta come le fosse capitata una CRisi tra capo e collo, e mi dice – o forse dice a mammà che poi me lo riporta – che i consuoceri, cioè i genitori della moglie del figlio (unico maschio, secondogenito e amato genitore di un bimbo piccolo e relativamente belloccio) hanno declinato l’invito per il pranzo famigliare di Natale adducendo la CRisi come motivazione, o scusante. Orbene, la CRisi cosa c’entra con un invito per Natale, anzi!, proprio per la CRisi bisognerebbe andar ospiti, in modo da risparmiare tempo e vettovaglie per ammannire quantomeno tacchino e insalatina sul Desco di dicembre. Eppure no, la CRisi sembra imporre anche il risparmio delle intenzioni, oltre a quello del portafogli culinario altrui.
Ecco. Passano alcuni giorni e, in coda per entrare alla fiera dell’artigianato, inizio a rendermi conto che la CRisi esiste davvero: i venditori di perle ed il tartufaio non hanno più nulla da vendere dopo appena trenta ore dall’apertura, mentre la fila per il ristorante “da ricchi”, quello che recita un menù oltre i 20 euri a testa, arriva dietro l’angolo del padiglione… Uhm, strana CRisi, questa.
Entro al supermercato dietro casa, il pomeriggio di Capodanno, alla ricerca delle ultime vettovaglie per la cena con amici, e mi rendo conto che gli scaffali sono praticamente vuoti. Un ragno mi saluta sorridendo dallo scaffale dove di solito troneggia lo champagne, e allora inizio a pensare che davvero la CRisi sia una cosa seria, se nemmeno l’Esselunga ha nulla da vendere il 31 dicembre significa che davvero dobbiamo prepararci ad una nuova austerity. Memore dei tempi andati compro tre chili di pasta, sei di zucchero, del sale di varia pezzatura e qualche scatoletta e torno a casa contenta perché sarò in grado di affrontare anche questa CRisi. Scopro poi, parlando con un vicino appena tornato da MonteCharles (Montecarlo per gli amici) che la CRisi si attende anche là, ed è per questo che hanno fatto una joint-venture con il mio supermercato che ha spedito oltre frontiera con un aereo privato tutto il pesce fresco, le aragoste ancora saltellanti e tutto quanto di commestibile oltre i 40 Euro al chilo fosse disponibile, pare anche il sapone di Marsiglia – che non si sa mai.
Passano le feste – tristi feste in una Milano desertificata dalla CRisi -, e arriva il Carnevale. Attendendo una festa da austerity mi prefiggo di restare in casa, davanti al caminetto per risparmiare gas-riscaldamento, e poi vedo inquadrati dalla telecamere di gugol-rods migliaia di persone in piazza, vestite di tutto punto con colori sgargianti e costumi da far impallidire il Re Sole che sbafano e bevono per le strade della mia città in CRisi (capoluogo di una Regione in CRisi, capitale economica di un Paese in CRisi) come se nulla fosse… Mi dico poi che son felice per loro, ma io che alla CRisi ci credo per davvero e mi comporto di conseguenza, i soldi del non-carnevale me li metto sotto al materasso – prima che anche le banche dichiarino CRisi.
Passano alcuni giorni e mi ritrovo – per caso, che io vado in Wespa, per risparmiare – imbottigliata nel traffico più nero di una città operosa che si reca al lavoro alle otto del mattino. Davanti a me un furgone scalcinato con un’improbabile targa dell’Est (europeo, non veneto), due SUV da 50mila euro (più optional, volante e ruota di scorta), almeno sei 500, di quelle nuove tutte cromate, mica i residuati dell’Italia della rinascita dalla CRisi, una Ferrari rossa che strombazza per far capire che il suo pieno finirà prima del prossimo semaforo verde e un serie di stramaledetti sgargianti scarafaggi (licenza poetica per definire le Smart) che tentano di infilarsi in ogni buco libero bloccando la strada ad un paio di pedoni ed un ciclista, gli unici senza carrozzeria, apparentemente.
Vabbé, sarà anche CRisi… ma quando a un passo da Pasqua la città si desertifica peggio che dopo uno tzunami e le autostrade per laghi, campagne, mare e monti recitano code oltre i trenta chilometri ciascuna – blocco dei camion escluso, che i lavoratori devono fermarsi quando c’è CRisi! – a me iniziano a sorgere dei dubbi… E mi ritorna in mente la mia Lady in Inghilterra che mi propinava schifoso montone arrosto puzzolente, che lì si viveva da poveri per evitare la CRisi, e mi ricordo che le scarpe avevano suole consumate, ché per evitar l’austerity si andava a piedi per non sprecar petrolio e il dolce era gelatina chimica e colorata senza frutta vera dentro perché l’importazione costa e quel che c’è qui si esporta per guadagnare… E ripenso alle fragole a gennaio, tre euro a cestino, all’ananasso da sette, all’irrinunciabile primizia di febbraio proveniente da chissà dove; penso al paio di jeans con toppa sul ginocchio e strappo sul culo da 125 euro nel negozio senza firma – centoventicinqueeuro, jeans, le braghe da povero! Mica scarpe e borsetta di Prada in pelle di culo di marsupiale estinto a duemilacinquecento senza l’optional Swarowski -. Ma c’è CRisi, e alla Lidl ci siamo solo io, due commesse ignobili e un buttafuori più nero del carbone, il sabato pomeriggio.
E poi in ufficio riesco ad elemosinare l’assunzione di una centralinista, dopo anni di lavoro extra e non retribuito (notturno-sabato-e-domenica-compresi) per il bene dell’Azienda, dei dipendenti e pure della CRisi mi dico, sarà facile, c’è la CRisi, il lavoro manca e han chiuso fior fiore di aziende nella nostra operosa zona, penso tranquilla che ci vorrà un attimo (prima che il Capo cambi idea) per trovare qualcuno che si abbassi a lavorare in un posto piccolo ma onesto e pulito per uno stipendio decente pur in linea con la CRisi… e lì mi scontro con una realtà che non immaginavo, mi sento dire che saranno liberi a fine mobilità, che magari quando scade il periodo di cassa-integrazione… che magari in nero, o fatturando a un amico-parente-altro si potrebbe anche fare: “sa, c’è la CRisi, bisogna pur mettere qualcosa da parte…”
Ma vaffanculo, vah, che ho sentito uno sul tram che si lamentava perché con questa CRisi aveva dovuto rinunciare alla web-cam da polso per poter controllare via satellite lo stato di salute del suo coccodrillo a Miami. C’è la CRisi, già.
Ma vaffanculo, vah, nemmeno in questo riusciamo ad essere seri…
 

Postato da: momyone a 01:31 | link | commenti (18) |
appunti di viaggio, anime candide, lavorare stanca

giovedì, 02 aprile 2009
Dell’inferno e d’altre storie

Io andrò all’inferno. E non sarà perché ho tradito, vilipeso, imbrogliato, simulato, trasgredito, mentito e chissà quali altre cose ho fatto e farò ancora nella mia vita.
Io andrò all’inferno perché tu non sei nata, nipote mia prediletta e amata sin dal primo barlume embrionale, io andrò all’inferno, perché – per quanto ti abbia desiderata e voluta quanto tua madre - tu non nascerai, e concordo sul fatto che sia meglio così, che tu non debba mai affrontare un mondo per il quale non saresti mai stata pronta, che non avresti mai potuto comprendere e che non ti avrebbe mai accettata.
Io andrò all’inferno perché, al solo pensiero che tu saresti potuta essere infelice, o della quasi certezza di questa infelicità, non ti ho fatta nascere, perché se non fossi stata zia ma madre avrei fatto la stessa scelta.
Io andrò all’inferno, e lo farei mille e mille volte pur di non aver letto nemmeno un attimo di quell’inferno nei tuoi occhi.
Ho scelto
- perché condivido una scelta non mia.
E non è stato facile
- al pari di una mia scelta.
E quando per questo andrò all’inferno,
preferisco sia per me, e non per te.
 

Postato da: momyone a 00:23 | link | commenti (18) |
appunti di viaggio, anima, blu , anime candide, amaro umore, sette vizi capitali, momynon

martedì, 24 marzo 2009
Primavera, fioriscono i…

«Cara momyone per indurti a corrispondere con me non posso limitarmi ad inarcare il sopracciglio e affidarmi allo sguardo magnetico, non posso invitarti a ballare un tango con una rosa fra i denti. Devo auto-descrivermi, per forza».
 
Eccola! E’ arrivata la primavera. E, come tutte le primavere che si rispettino, porta con sé il suo carico di nuove speranze, nuovi messaggi sulle vecchie stanze-chat, ed immancabili futuri-blogger che non sembrano affatto turbati dalla dipartita dei più dalle piattaforme ospitanti in favore di altre diavolerie del web 2.0 o giù di lì.
 
Orbene, io mi domando e dico, come mai nuovi messaggi e nuovi blogger dovrebbero arrivare proprio ora che le giornate si allungano, freddo e umidità invernali iniziano a lasciare il posto ad un tiepido sole e bla bla bla. Sembrerebbe assai più logico che i cosiddetti “nuovi adepti” arrivassero a frotte durante il tedioso periodo invernale… E invece? Invece no. Primavera, sbocciano le margherite – vabbé, le forsizie che è ancora indietro la stagione – e, come per incanto, piccoli gruppi di futuri scrittori vengono a scavare tra i poveri, vecchi blog alla ricerca di un mèntore che li guidi in questo grande universo fatto di parole e commenti e poco altro.
I messaggi migliori, come ci fosse voluto un intero inverno a partorirli, arrivano proprio verso marzo-aprile, anno dopo anno, puntuali come le tasse da pagare, il raffreddore allergico e la sorpresa dell’uovo di Pasqua.
 
Ora, la digressione sul fatto che i destinatari di tanto onore (volete mettere onere e onore di divenire una guida in questo aspro mondo della comunità virtuale?!) non siano blogger dalle indubbie qualità morali e/o letterarie, bensì a ricevere inviti più o meno velati alla “corrispondenza” siano blogger-femmina, principalmente di quella specie con attributi fisici abbastanza pronunziati – almeno sulla carta -, mi fa sorgere un dubbio…
Indovinate un po’? Chissà di quale amletica questione si parla?
 
Che questi futuri blogger, stelle della letteratura di domani e uomini tutti d’un pezzo che negano sino allo sfinimento un secondo fine se non meramente letterario nel vedersi, conoscersi approfonditamente e sondare vaghe collezioni di film ciprioti o farfalle scozzesi o poesie iraniane… ecco… non mi ricordo più qual era il dubbio…
È primavera, lasciamo libero sfogo all’ormone represso dalla lunga quiescenza invernale!
 
Blogger-femmina e futuri-blogger-masculi, unitevi!
 
 
 
 
 
Disclaimer: non mi assumo alcuna responsabilità per la pubblicazione della frase citata là sopra il cui utilizzo non vuole in alcun modo ledere la privacy e/o deridere chi me l’ha inviata, pur immaginando per esperienza di non esserne stata l’unica destinataria. Son pronta a scusarmi pubblicamente in caso contrario ed a citare la fonte, ovviamente su richiesta. Trattasi, comunque, di persona decisamente simpatica, buona penna e, sulla carta, uomo interessante assai. Ma è primavera, fioriscono i…

Postato da: momyone a 00:19 | link | commenti (23) |
uomini, anime candide, parole e racconti

lunedì, 09 marzo 2009
cari lettori...

ASINO

CHI

LEGGE!

 

Postato da: momyone a 11:23 | link | commenti (36) |
lavorare stanca

giovedì, 26 febbraio 2009
Il mausoleo

“Venghino siòri, venghino! C’è posto per tutti, non vi accalcate, disporsi su due file”.
Il ricordo di quella voce mi riporta indietro di anni, tanti anni, sino alla visita al mausoleo, in quel giorno di settembre. Fu proprio quella visita, come per tanti miei coetanei, a lasciare un segno indelebile nella mia vita, delineando un vero e proprio giro di boa tra “prima” e “dopo”.
Non che la visita al mausoleo di per sé sia una cosa tanto inusuale - il biglietto d’ingresso fu prenotato il giorno stesso della mia nascita, grazie ad una prozia che stava in politica -, visto che  tutti quanti ci devono andare, almeno una volta nella vita, fu proprio questo a inserirmi tra i, pochi, fortunati ad arrivarci prima dei vent’anni.
 
Ricordo una lunga fila, un po’ scomposta come capita di solito nelle manifestazioni di folla anche senza la verve dei concerti rock o la commozione per la morte di qualche personaggio famoso; lo zainetto con la merenda per tre giorni me l’aveva preparato la nonna, che eran mesi che insisteva nel “prepararmi” a modo suo per la “grande occasione”, e mi raccontava di una lunga coda che, ininterrotta, si dipanava su e giù per la collina come fosse un lungo serpente colorato, e mi raccontava della sua emozione una volta giunta di fronte all’enorme costruzione… e bla bla bla.
Eppure la nonna non aveva ingigantito la cosa, raccontandomi di quel numero apparentemente smisurato di pellegrini che, giorno e notte riempivano la stradina. Anzi, sarà che ai tempi suoi eravamo solo seicento miliardi, mi ero sentito un puntino in mezzo a tanti.
 
Di quei giorni di marcia verso il mausoleo ricordo tutto e niente, alcuni giovani come me, altri meno, qualche malato, qualche bella femmina, ma, su tutto, quell’espressione calma e palpitante, perché tutti sapevamo cosa il mausoleo significasse per la nostra stessa esistenza. E la visita all’immenso eroe del passato, ibernato nel suo sepolcro eterno, era il minimo che tutti quanti potessimo fare per tributargli affetto, stima e ringraziamento per il gesto che aveva compiuto tanto tempo addietro, dandoci tali e tante possibilità di sviluppo e regalandoci, di fatto: un futuro migliore.
 
Ricordo ancora quando arrivai in prossimità della costruzione, era addirittura più grande di qualsiasi altra avessi mai potuto anche immaginare, con porte e finestre oscurate ed un grande cancello raffigurante un animale del passato remoto.
Lì iniziai a tremare, l’emozione mi saltò addosso lasciandomi quasi senza fiato.
Continuai a camminare, intruppato, mentre pian piano ci si disponeva su due file. E ancora quella voce nitida: “Venghino siòri, venghino! C’è posto per tutti, non vi accalcate”.
Solo sulla soglia mi tremarono quattro delle sei zampe. E le antenne vibrarono più forte che mai.
Poi lo vidi, con il suo immenso sorriso fermato nel ghiaccio, il suo doppiopetto blu con i bottoni argentati, e capii. Tutto d’un tratto compresi quanto era diverso da noi e quanto poco avevo capito, dalle ossa calcinate esposte qui e là nei musei, di come potevano essere quelli che abitavano qui prima.
Fu con una sola lacrima di commozione che io, come tutte e le blatte del pianeta, tributai eterno onore all’eroe-sorridente e alla sua - ultima - decisione in campo energetico.

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appunti di viaggio, anime candide, now panic

mercoledì, 18 febbraio 2009
Qui doveva esserci un racconto

Sono già le due e sono in piedi dalle sette.
 
La bottiglia di grappa rimane chiusa in fondo alla dispensa. Me ne pentirò e me ne pento, ma sono troppo pigra per far due piani di scale e andare a cercarla. Il fegato, comunque, ringrazia.
 
Avrei così tanti argomenti a cui dedicare un post che non ne trovo uno per cui farlo. Il che significa che, probabilmente, non ho battaglie da combattere né tempo e voglia di farlo.
 
Non ho una storia da raccontare. Cioè, ce l’avrei, ma non adesso. Perché non ne conosco il finale. E una storia senza un buon finale non vale niente.
 
Inizio a capire perché sono pochi gli operai della Breda – quelli da catena di montaggio, se non sapete cos’è la Breda – che scrivono racconti e poesie.
 
Due ore di San Remo con la mamma e le ultime seimila inquadrature del Signore degli Anelli mi hanno tolto ogni residua velleità.
 
Faccio già fatica a sopravvivere, vivere e scrivere sono un lusso che al momento non riesco ad affrontare.
 
Domani sarà un’altra giornata di merda che affronterò con il sorriso. Quantomeno avrò speso bene i soldi dal dentista.
 
Ecco alcune delle motivazioni per cui qui, adesso, ora, in questo momento, non c’è un racconto.
 
 
 
 
Piesse: e non perché ho passato mezz’ora l’altra notte a guardare le foto del mio primo grande (ex) amore su Facebook. Certo che a diciott’anni si è proprio scemi… è ancora un gran bel pezzo di…

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appunti di viaggio, amaro umore

giovedì, 29 gennaio 2009
Fai-da-te alla milanese

bus 29012009(001)

E poi venitemi a dire che i "re del fai-da-te" sono quelli sopra!!!

bus 29012009

Stesso bus, stessa fiancata. Stessa recessione?

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milano, appunti di viaggio, lavorare stanca

lunedì, 26 gennaio 2009
Ombre

ombre_enebbia4

 
Era lì, l’ultima sigaretta tra le dita, a scrivere poche righe, perché di scrivere, in effetti, non aveva alcuna voglia.
Guardava le spire di fumo passare davanti al monitor e perdersi contro la lampada sulla scrivania e poi oltre, verso quel soffitto che, con il tempo, si sarebbe ingiallito.
Per un momento pensò che questo sarebbe stato il suo ultimo racconto, o la sua ultima sigaretta. Magari…
Poi ci ripensò.
Spense il mozzicone nel portacenere, già pensando al prossimo.
Diede un’occhiata alle ombre che già lambivano i suoi piedi.
Schiacciò invio.
E uscì dalla stanza.
Perché là fuori le ombre non avrebbero potuto raggiungerla.
Probabilmente. 

foto ©: http://www.movieconnection.it/schede/ombre_enebbia.htm

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appunti di viaggio, anima

venerdì, 02 gennaio 2009
Un coniglio dal muso nero

Quando era piccola tutto era un gioco, non nel senso che non prendesse seriamente ciò che le accadeva, anzi, guardare l’albero più alto e decidere che era proprio lì che lei e gli amici avrebbero dovuto arrampicarsi le sembrava una cosa serissima. Mentre l’idea di poter cadere e spiaccicarsi non era nemmeno lontanamente presa in considerazione. Il fortino (che poi era una enorme botte dismessa) sul quale aggiungere canne di bambù prese al fiume e poi appuntite con la mola che c’era nello stanzino proibito, quello era un gioco bellissimo, e poi, così, nessuno degli altri, quelli grandi e stupidi che non capivano niente - e si capiva perché usavano parole come “babau” e “uomo nero” e “morte” che lo sanno tutti che non esistono! - non avrebbero potuto assaltarlo. Certo, era anche fortunata – anche se non lo sapeva -, perché su quella mola lei e gli altri non ci avevano lasciato le dita come il Cisco, eppure il Cisco era grande anche se di gran lunga più basso di lei, e doveva sapere meglio di tutti come funzionava, aveva pure le chiavi dello stanzino proibito mentre noi si entrava dalla finestrina dietro – quella che dava sulle stalle e si doveva passare tra le gambe dei cavalli per arrivarci.
Comunque, il fortino aveva le sue belle punte bloccate con i sassi, e aveva le munizioni pronte per ogni evenienza – anche se tutte quelle piccole mele marce puzzavano un po’ era un prezzo che bisognava pagare pur di tenere fuori quelli là.
Dicevamo… quando era piccola, non erano gli zoccoli del cavallo a farle paura, era piuttosto il passare troppo vicino alla lingua della mucca, che schifo!, che se ti prendeva ti faceva il bagno alla faccia e poi restavi tutto appiccicoso di bava… ecco, perché i cavalli erano alti e belli e la mucca mica tanto, e poi i cavalli puzzavano meno.
E poi il fienile, quello con le balle di fieno sulla sinistra rispetto all’entrata, e sulla destra quel covone gigante pieno di erba libera lì ad asciugarsi. E si giocava agli scalatori senza montagne, scalando il fieno compresso, sino ad arrivare a toccare il soffitto e poi “Dibiasiiii!”, ci si lanciava ad angelo, o di pancia senza nemmeno turarsi il naso, sul covone sottostante, prendendo solo un po’ di rincorsa ché in mezzo c’era il corridoio di cemento – ma solo poche volte qualcuno saltava troppo corto, e non si faceva nemmeno troppo male, solo qualche botta e nemmeno una sbucciatura o un buco nei pantaloni – ché il buco era cosa seria, e a casa, poi…
E poi la capra, quella che il giorno in cui non avevamo chiuso bene la porta era scappata e l’avevano trovata la mattina successiva in fondo alla vigna, con la pancia gonfia da non reggersi nemmeno sulle zampe per essersi mangiata un intero filare di uva – cioè di foglie.
Vabbé… e poi era una cosa serissima andare a contare i pulcini, ché anche per quelli doveva esserci qualche mago cattivo che li faceva sparire. Un giorno erano come le dita di tre mani, il giorno dopo mancavano un paio di dita… appena smettevano di essere piccoli e gialli ZAC! La maledizione, sparivano. Ogni tanto arrivava una nuova gallina nell’aia, altre volte si mangiava pollo arrosto.
Poi c’era il gioco che le piaceva più di tutti, anche se i maschi non erano tanto d’accordo, e poi era bello perché si poteva fare anche con la pioggia. Si sgattaiolava piano alle spalle del guardiano, si entrava dal retro del fienile e lì c’era il box pieno di conigli. C’erano i conigli grossi, poi quelli enormi che mordevano se ti avvicinavi e poi tutti quelli piccoli piccoli che potevi prendere per le orecchie e restavano fermi a guardarti muovendo appena il naso. E allora Li tiravi su, anche due a due, e li facevi saltare, davi loro la carota rubata ai cavalli, o anche niente, restavi solo lì a guardarli con le loro lunghe orecchie finché non faceva buio o non suonava la campana della cena.
Quando poi arrivò lui fu amore, amore a prima vista. Era piccolo, morbido e nerissimo. Tranne l’interno delle orecchie, quello era grigio-rosa, ma non importa. Aveva imparto che ai pulcini e ai conigli non lo si da un nome, il nome vale solo per uomini e cani, ma non importava, lui era nero e morbido ed era il suo compagno di giochi. E poi, crescendo, era diventato bello tondo, e anche da più grande non mordeva tanto forte se si toglieva la mano in tempo.
Fu quel mattino che, scendendo in cucina vide una cosa un po’ strana sul tavolo. C’era la solita tazza di latte, il biscotti e poi una pentola con dentro uno strano coso tutto pelato, con gli occhi un po’ in fuori che la fissavano mentre faceva colazione. Era un animale, probabilmente il pranzo, non ci fece poi tanto caso, certo non era come i polli che di zampe ne hanno due e non aveva piume, era solo brutto, proprio brutto e di un colore rosa-rosso che non le ispirava affatto fiducia. Poi il solito giro nell’orto a prendere una carota per il coniglio nero, poi la solita corsa a perdifiato verso il suo box. Poi la faccia del guardiano che, sconsolato, le diceva: dev’essere scappato, non lo vedo da ieri, avrà trovato una lepre e sarà andato a farsi un giro.
Silenzio. Che alla storia della lepre non ci credeva mica tanto, ma poi se lo diceva lui, magari era anche vero. O era come per la capra, lo avremmo trovato nell’orto, o tra i filari bassi, magari.
Poi quel giro sull’aia alta (che era anche la via più breve per arrivare all’orto), quella dove stavano i polli e i cani e un sacco di altre cose... e anche il filo per stendere i panni.
Ecco, appesa a quel filo c’era una macchia di pelliccia nera, con i buchi degli occhi e le orecchie lunghe con l’interno grigio-rosa a penzoloni. Stesa lì ad asciugare.
Il gioco era cosa seria per lei, lo era sempre stato. Ma quel gioco no, non le piaceva per niente.
La trovarono a buio fatto in fondo alla ripa delle fragole. Accucciata contro il pero, con gli occhi persi nel vuoto. Tirò solo su col naso, mentre la portavano a casa. 

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animali, nostalgia, appunti di viaggio, anime candide

venerdì, 19 dicembre 2008
Non di solo lavoro vive la donna

 
GruistaFigo (con aria sorniona): Momy, ma ti rendi conto che lo abbiamo fatto con un caldo boia e 40° all’ombra, che lo abbiamo fatto con il vento che portava via e oggi, poi, sotto il diluvio? Ci manca solo di farlo con la neve…
 
(…) breve momento di riflessione.
 
Momy (sorrisetto da brava ragazza mentre l’acqua le colava ancora lungo la schiena): ma ti rendi conto che le tue parole potrebbero essere fraintese, tesoro?
                   
 
Corollario: l’ingegnere collaudatore che si godeva l’agognata sigaretta alle nostre spalle ha avuto un sussulto e poi un singulto ed ha represso una risatina solo perché doveva sembrare una persona seria.
 
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Postato da: momyone a 19:21 | link | commenti (20) |
anime candide, lavorare stanca

lunedì, 15 dicembre 2008
Compleanno

 
Eccolo, sta per arrivare l’ennesimo compleanno, mai come adesso non voluto. L’ennesimo giorno in cui tutti quelli che si sentono obbligati ti fanno gli auguri – che un compleanno è un compleanno, mica si può far finta di nulla! –, e poi degli amici che vorrebbero festeggiare, perché loro ci tengono a te, vorrebbero che tu avessi il loro stesso spirito oggi e, di conseguenza, mandano messaggi, cercano di tirarti da una parte all’altra della città con una scusa qualsiasi perché tu non ti accorga che è il tuo giorno, il giorno in cui festeggi di essere nata…
Già. Bel festeggiamento.
Echissenefrega se un po’ più (poco, davvero poco!) di quarant’anni fa sei venuta al mondo. E poi, chi diavolo lo aveva chiesto di venirci al mondo?!
Ecco.
Questo compleanno non sarà il migliore di sempre. Già lo so.
Intanto piove e, anche se ho sempre avuto un feeling particolare con pioggia e fango, stavolta mi pesa.
E poi, e poi, per festeggiare nella maniera migliore che possa esistere, una delle persone a cui tengo di più nella vita ha deciso di farmi una visita a sorpresa!
WOW, direte voi – cari sparuti lettori -, se una persona cui tieni tanto viene a farti visita per festeggiare dovresti essere felice. Giusto?
Ecco no.
Perché è venuta a dirmelo in faccia che non è un arrivederci ma un addio. E mi pare che una sera valga l’altra, ovviamente. D’altro canto presentarsi la sera prima sembrava meno invadente, non vi pare?
La solita, ultima rosa, e il regalo di compleanno, conditi da una faccia da funerale mentre, fermo sulla porta, diceva “non posso fermarmi” e tu insistevi almeno per un caffè, una camomilla… quando nemmeno la cioccolata sortiva un effetto ti ritrovavi lì, sulla porta al freddo, come una cogliona che domani compie 42 anni, mica quindici, 42. A guardarlo andare via.
A lasciarlo andare via.
Perché a volte è giusto così.
Anche se fa proprio schifo.
Perché non avevi nulla per trattenerlo, nemmeno un sorriso.
Nemmeno una briciola di sogno.
 
 
 
 
 
 
Fanculo anche al compleanno, vah.

Postato da: momyone a 23:01 | link | commenti (16) |
amaro umore


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