ficcanaso fino alla morte!

"Avrei dovuto ponderare meglio, pensare di più, prepararmi al passo... ma ormai indietro non si torna". Disse lei. Poi uscì, tirandosi dietro la porta

Eccomi

Utente: momyone
Chi sono? vorrei saperlo anch'io. La faccia che mi guarda tutte le mattine dall'altro lato dello specchio sorride, e questo mi basta. Amo un sacco di cose. Anzi, amo e basta. Soprattutto amo scrivere, lo faccio per me e, se sono fortunata, anche per qualcun altro. Che poi la cosa sia apprezzata è tutt'altra storia!

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domenica, 08 novembre 2009
Torno subito

Di tempo ne è passato. Ricordo i muri intonacati di fresco e la cartina geografica appesa alla parete con un chiodino piccolo, che la lasciava libera di oscillare ogni volta che veniva aperta la porta. E poi loro, i bambini, tanti, con i loro grembiuli neri e il fiocco al collo, e penna e calamaio, e le macchie, gli sbuffi, le interrogazioni, e quello sguardo che mi rivolgevano, sfuggente, ogni volta che il maestro scendeva col dito lungo il registro, a caccia del prossimo da chiamare alla lavagna. Ne ho visti. Ah, quanti ne ho visti passare. Con le stesse facce spaventate i primi giorni, e quell’aria sempre più sicura man mano che i giorni e gli anni passavano. Dai calzoni corti col calzettone di lana ai jeans, dalla michetta vuota avvoltolata in un quadratino di carta, con i bordi arricciati, che emanava quella scia di appena sfornato per tutta l’aula alle merendine sempre più sofisticate insacchettate nella plastica, e poi il bidello che suonava la campana, e tutti che correvano fuori gridando… E restava solo il silenzio, e l’odor di gesso e le stagioni che passavano tra le foglie dell’ippocastano in mezzo al cortile.

E poi nuovo intonaco, e nuove carte geografiche che spostavano confini e Paesi uno dopo l’altro, pantaloni che si allungavano e gonne che si accorciavano, dipinti raffiguranti Re e Capi di stato che venivano rimossi e buttati nel cestino. Che morto un… vabbé, lasciamo perdere.

Ne ho vista di vita passare. Tanto che mi stupisco ancora di come faccio a ricordare tanti volti e tanti nomi; e poi, anno dopo anno, vederli crescere e andare via e, tante volte, tornare da adulti per accompagnare i figli, che qui in campagna non è che ci sia mai stata tanta scelta. Una scuola, un’aula, una maestra che da giovane e baldanzosa si era sempre più incanutita, ma il sorriso e le poesie da portare a memoria no, quelle non mi sembravano diverse.

A quante battaglie col cancellino ho assistito, e mai una volta che abbia fatto la spia. E lo stridio del gesso nuovo sulla lavagna, dava fastidio persino a me. Sono sempre stato qui. Fermo a guardare. Tranne le rare volte in cui, per scherzo, mi hanno nascosto nell’armadio, mettendo al mio posto un cartello “torno subito”. Certo, invece, che quel piccolo vigliacco che mi ha lasciato tutto un intero fine settimana a testa in giù non è stato altrettanto divertente. Ma poco male.

Li ho visti entrare, parlare, imparare, ripetere cose a memoria anche quando non avevano capito, copiare ed essere beccati, li ho visti dietro alla lavagna, anche quando era solo per scrivere quatti quatti “asino chi legge”, in attesa che la lavagna venisse voltata; sì, li ho visti, e ho sempre sorriso nel trovarli così cambiati e così uguali, anno dopo anno.

E continuo a guardarli, anche adesso che darmi un’occhiata sfuggente sembra così demodé e non lo fa quasi più nessuno, salvo Ahmed, il bidello, che mi spolvera ogni tanto, per dovere, così come lava la lavagna e i vetri delle finestre. Ma c’è una cosa che proprio non mi sento di accettare, una sola, che non ha nulla a che vedere con le pareti sporche o bambini che dicono le parolacce… no. Non lo accetto proprio di vederli litigare tra loro, perché alcuni mi vogliono togliere dalla parete e altri, invece tenere.

Non ero qui per questo, non sono qui per questo. Forse è il caso che, per una volta, sia io a decidere di andarmi a fare un giro. Ma il cuore lo lascio qui. Tra queste quattro mura. Tanto è questo che conta.  

 

20081124-crocefisso(storia vecchia, vignetta vecchia)

Postato da: momyone a 19:21 | link | commenti (25) |
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sabato, 24 ottobre 2009
Pensiero e tecnologia

Pensi una cosa e mentre la pensi ti accorgi che è già lì, nero su bianco, scritta. E non è più tua. E non è più dentro al tuo cervello per essere rimuginata ancora un po’. È già andata, partita, alla mercé di chiunque decida di leggerla.
Certo, puoi sempre cancellare, cambiare idea o far finta di non averla mai scritta, persino negare l’evidenza, adducendo la scusa che “qualcuno deve aver craccato la mia password”. Ma no, ormai è fatta. Nero su bianco, il tuo pensiero non è più tuo. È andato.
È tutto troppo veloce. Troppo semplice. Accendi, digiti, invii. Come se fosse un altro al posto tuo a schiacciare su quei tasti. Come se le dita sapessero già da sole dove andare, come se non avessero bisogno di te, per funzionare.
Stamattina il mio computer ha fatto un aggiornamento. Tutto da solo. Quando si è acceso mi ha detto: “buongiorno Monica”. Con una voce melliflua e femminile, peraltro; ho un computer femmina - evidentemente. Ecco. Ieri sera ho bevuto un po’ di grappa ed ero anche tanto stanca, ma sono sicura, anzi più che certa di non aver installato io la diavoleria che mi ha salutato stamattina.
Ora non c’è più, ovviamente – ho stretto il filo forte forte sino a quando la vocina ha tirato le cuoia. Che le dita scrivano da sole senza chiedermi il permesso posso ancora tollerarlo, ma che il computer si accenda blaterando, questo no, è davvero troppo. A meno che mi porti un bel caffè. Prima.

Postato da: momyone a 18:32 | link | commenti (20) |
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lunedì, 28 settembre 2009
Non si chiude, si dorme un po'

Non è perché gioco ad altro
Non è perché non ho niente da scrivere
Non è perché non ho proprio tempo
Non è perché non avrei più lettori
Non è perché Splinder sta dando un po' i numeri
Non è per noia o disamore
Non è per altri fatti miei
Non è per amici o nemici
Non è per pigrizia
Non è per qualsiasi altra ragione vi venisse in mente
Non è nemmeno questione di malumore

Non è il momento di scrivere un nuovo post, tutto qui.

Postato da: momyone a 13:58 | link | commenti (46) |
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mercoledì, 26 agosto 2009
Carolina mon amour

Chissà perché, prima o poi, è facile che nel mondo di ogni bambino entri una Carolina. Soprattutto ai miei tempi, che pur non essendo poi così remoti, han visto muover passi “da nuovo” a molti dei gioielli tecnologici dello scorso secolo.
Carolina era blu, dalle forme tondeggianti e con gli interni rosso fuoco. Un mito amato da tutta la famiglia pur con tutti i suoi difetti. O forse resa indimenticabile proprio per quei suoi difetti.
Rumorosa era rumorosa. Quando pioveva si riempiva d’acqua e mammà annunciava con un sorriso: “Bambini, stivali di gomma che oggi si va in macchina!”.
E poi i viaggi, i viaggi diventavano eterne avventure, un po’ per risparmiar la spesa dell’autostrada, molto perché il piccolo vomitava spesso e volentieri, si prendeva la statale dopo Tortona per raggiungere le campagne di Langa – forse anche perché altre strade non erano ancora state costruite? –, o si affrontavano le milleduecento curve del Turchino in direzione Varazze.
La radio eravamo noi.
Un po’ per tenerci buoni, molto per distrarre il piccolo vomitatore, si cantava. Ad ogni galleria partiva un “Evviva la torre di Pisa, che pende che perde e mai non va giù”. E tante altre, dallo Zecchino d’oro a Sergio Endrigo, alle cover del momento, a base di conigli dal muso nero e cose simili alle temibili canzonacce insegnate dal nonno Nino – e che non si potevano nemmeno nominare in presenza della nonna-consorte, altrimenti conosciuta come “nonna-pettinati”, ma questa è un’altra storia.
Altra peculiarità di Carolina era lo spegnimento automatico.
Sui lunghi pezzi di rettilineo della piatta pianura Padana, mamma si aggrappava al volante come un pilota di Formula Uno, ed i nostri 6 occhi sgranati si incollavano sulla lancetta del tachimetro. Novanta! Novantacinque! Novantottoooo! Nooooooo, mamma, noooo, frena che se tocca i cento si spegne. E così accadeva, puntualmente. La macchina in corsa libera allo scoccar dei cent’allora si spegneva per non so quale indefinibile problema meccanico mai risolto.
Mammà metteva in folle avanzando per qualche metro, accostava tra risa e schiamazzi, si precipitava alla portiera per far uscire il piccolo per il vomitino, e poi si ripartiva con tutta calma.
Carolina non era arrivata da nuova, tra di noi, era un acquisto di seconda o terza mano proveniente dalla tata/governante spagnola della nonna, l’immensa Florinda – un donnino rotondetto dal cuore grande così, nonché la miglior cuoca che abbia mai incontrato.
Carolina sputacchiava, iniziava a perdere i pezzi, ma era “nostra”, nessun’altra macchina avrebbe potuto prendere il suo posto in famiglia, ma un giorno mammà annunciò che l’aveva venduta per sostituirla con una 127 nuova, bordot. Col portellone.
Viste le nostre facce funeree iniziò un racconto dettagliatissimo della vecchietta che l’aveva acquistata, vestito fiorato e capelli bianchissimi raccolti a chignon. La vecchietta aveva gambe doloranti e bisogno di un’auto per andare a spasso, e bla bla, e quando si era trovata dinnanzi alla nostra Carolina era stato amore a prima vista. Pur nel dolore per l’immensa perdita, tutti e tre ingoiammo il rospo pensando a questa Mrs. Doubtfire ante litteram.
Vent’anni dopo, durante una cena di famiglia come tante, tornò fuori il racconto della vecchietta e di Carolina, ormai adulti ci chiedevamo se quell’auto tanto amata fosse passata ancora di mano, e quante volte. E lì la doccia fredda. Mammà, con viso serafico confessò che era una balla. Che non Carolina era stata rottamata, distrutta, mandata allo sfascio; che la vecchietta non era mai esistita né lei né il suo vestito a fiori e che quel racconto che ci aveva accompagnato in tutti quegli anni era una tenera bugia per non rattristare i bambini.
Me la ricordo quella cena. In due nanosecondi nessuno aveva più fame. E tre giovani adulti di belle speranze eran tornati in un nanosecondo i tre bimbi di allora, lucciconi agli occhi compresi.
 fiat 850 rottamata
Foto: © http://www.repubblica.it/2008/02/gallerie/auto-rottami/fiat-rottami/esterne261251132603125133_big.jpg

Postato da: momyone a 13:09 | link | commenti (29) |
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domenica, 23 agosto 2009
Ore sette

Letto, cuscini, lenzuolino, rumor di tronchi segati.
 
Driiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiin
 
Palpebra a mezz’asta e mano che lentamente tasta nel vuoto alla ricerca dell’orrido oggetto rumoroso. Dita che si protendono verso il pulsante “off”. E quella sensazione di pace e silenzio che ti lascia ancora qualche minuto a metà tra le braccia di Morfeo e la coda del sogno.
Poi l’attimo di panico in cui il cervello realizza che le vacanze sono terminate e oggi si riapre l’ufficio. E le chiavi le hai tu. Anche se non ricordi dove.
Ommammamiasonoinritardonoooononpuòesseregiàoramerdadovehomessolemutande?
Ti lavi i denti stramaledicendo il giorno in cui hai comprato una sveglia “così cariina, così retrò” dal suono così allegro e vivace di tremila campanelle durante una scossa tellurica. Il cervello gira troppo veloce, o almeno ti sembra, mentre cerchi di non scambiare il deodorante con quello spray per i piedi tanto profumato quanto inopportuno, già sognando il caffè, la sigaretta mentre cerchi le chiavi della Wespa e le chiavi del cancello che si è opportunamente rotto a metà agosto, quando un elettricista non lo trovi manco se piangi in cinese.
Respiro.
Sei pronta, sveglia abbastanza da non ucciderti alla prima curva, casco in testa, Wespa accesa, manovrina per uscire in retromarcia e questo silenzio assurdo che ti circonda, nel deserto di una via deserta di fine estate.
Bip bip.
Messaggino.
“Buona domenica tesoro”
 
Merda
Domenica?
Controlli. Rileggi. Riguardi il calendario.
Domenica.
Ore sette. Domenica.
Domenica. Ore sette.
Merda

Postato da: momyone a 15:46 | link | commenti (12) |
appunti di viaggio, anime candide

martedì, 11 agosto 2009

Aperto
per
ferie

 

 

Postato da: momyone a 09:52 | link | commenti (12) |
appunti di viaggio

martedì, 21 luglio 2009
Realizza un sogno, uccidi il sogno…

Non ho ricordo diretto di quell’allunaggio, per quanto non sia proprio giovanissima il primo ricordo “vero” risale a qualche anno dopo, a una missione in cui cosmonauti (forse russi e americani?) si incrociavano nello spazio e tutta la famiglia era schierata davanti al grande (lo sembrava) televisore in bianco e nero, e c’erano dolci e spuntini per far festa mentre gli occhi restavano incollati al video fino a tarda notte – anch’io bambina, costretta al riposino pomeridiano per non crollare (comme d’habitude) appena dopo Carosello.

Spazio, ultima frontiera raggiunta. Sembrava questo il messaggio di allora.

Erano tempi in cui un viaggio Milano-Cuneo era un Viaggio, in cui ci si fermava per far riposare la macchina prima che il radiatore si trasformasse in geyser, e già che si poteva si faceva anche pipì (e se non ti scappava te la dovevi inventare, mica ci si ferma per la pipì e poi non la fai!).

 

Erano tempi in cui la Luna era lon-ta-na. Ma dav-ve-ro lontana.

 

Per chi ha vissuto almeno un pezzetto di gioventù nel sogno di essere lì sera dopo sera col naso puntato verso l’alto ad aspettare che quella fettina di polenta diventasse sempre più grande sino a sembrare una palla gialla, non credo che sia l’idea di sapere che un uomo ci ha messo il piede sopra, era l’idea di “poterci andare”, che qualcuno lo avesse fatto, per cui anche tu, da graaande, chissà. Tra le mie domande – e mica solo mia, mi sa – c’era: “ma sono andati sulla Luna quando era piena, vero? Altrimenti come facevano ad atterrare su quella fettina così piccola?!”. E lì sì che si sprecavano zii e parenti – scienziati tutti, dopo il 1969! – a spiegare che è la rifrazione della luce solare e bla bla, e la posizione rispetto alla terra e bla bla, e che è sferica come la Terra e bla bla, mica una fettina di polenta e bla bla. Ma il sogno… ah, quello gli scienziati mica lo spiegavano. E nemmeno spiegavano perché nel mio libro c’era un bambino che arrivava alla Luna affamato, e visto che era fatta di polenta tornava sazio e felice ed erano frutto della sua grande fame tutti quei buchi…

 
Ecco.
 

La Luna non è un pezzo di roccia che gira attorno ad un globo terracqueo che gira attorno a una palla di rocce e gas infuocati che gira attorno ad altre palle di fuoco molto più grandi finché non arriva in buca, pardon, al buco nero – o si trasforma in nana bianca (che fa lo stesso effetto, più o meno “booooooooooom!”, per semplificare).

 

Dicevo, la Luna sembra così vicina a volte, quando scende piano, lì davanti sul mare, o dietro la collina, rossa come un sole senza raggi, grande come un pallone aerostatico e sembra di poterla toccare allungano una mano.

La Luna, la Luna non è un pezzo di roccia, è il sogno che almeno un paio di generazioni hanno portato avanti per arrivarci (e centinaia di migliaia prima di loro che l’assimilavano a Dea), era una frontiera, era l’impossibile reso reale in un momento in cui noi si girava in Fiat 500, e la velocità massima consentita dai freni si aggirava sugli 80 chilometri l’ora… E quelli lì, vestiti da marziani che nemmeno Verne avrebbe saputo inventare, mettevano piede in un posto sino ad allora ir-rag-giun-gi-bi-le che non eri nemmeno in grado di calcolare quante ore in Cinquecento – e quanti stop pipì/radiatore - ci sarebbero volute per arrivarci.

 

Oltrepassavano la frontiera del sogno, rendendolo reale.

 

Forse è tutto qui. Non sono gli investimenti né la corsa politica a “chi arriva primo”, né la dimostrazione di forza che ne consegue… era “il sogno”. Il sogno divenuto reale, che trasforma la palla gialla di polenta in un pezzo di roccia orbitante. Un po’ come convincere Don Quixote che i suoi giganti sono solo mulini a vento.

Ed è proprio il sogno, con quel piedone posato (prima o poi, col beneficio del dubbio) a perdersi nei dettagli del perché e percome, lungo la strada dell’ingegneria aerospaziale.

È proprio il sogno che manca adesso, che sia la Luna o Marte o lo Spazio infinito, che si chiami conoscenza o semplicemente speranza. Si è perso. Forse sono proprio quelli che hanno sognato a ritrovarsi ora a cercare di calcolare quanto vale o quanto costa o quanto è valutato quel sogno – e come quello tanti altri. E, ciò facendo, hanno (e abbiamo) perso il contatto con il sogno stesso e anche la capacità di trasmetterlo a chi ci è venuto appresso.

 

Mi vengono in mente i vecchi, e non ne conosco pochi, che sognano ancora, e li prendiamo per dei rincoglioniti per la lacrimuccia di commozione quando raccontano episodi passati attraverso il filtro dei loro sogni; e il vissuto e il sognato si mischiano nel racconto, rendendo il tutto irreale.

E mi guardo intorno e vedo un’intera generazione – o forse due -, che non ha nemmeno idea di cosa sia “il sogno”.

Troppo preoccupati dal presente, perché il sogno implica forzosamente una proiezione nel “futuro”, e anche la speranza, sia anche dell’ignoto, come allora, come tentare di giocare il tutto per tutto per arrivarci, su quel pezzo di polenta gialla… magari per scoprire che il ragazzetto affamato non ne aveva lasciato abbastanza nemmeno per un rilevamento spettrografico…

 
 luna-gialla
 
 
Foto: © http://www.webalice.it/nelli49/foto/luna-gialla.jpg
Sogni: ©momyone, che non ha smesso
Colonna sonora (as obvious): www.youtube.com/watch

 

Postato da: momyone a 00:50 | link | commenti (30) |
nostalgia, appunti di viaggio, anima, blu , anime candide, parole e racconti

venerdì, 17 luglio 2009
Bando alle superstizioni



Io adoro civette e gatti neri, se si rovescia il sale a tavola non me ne frega niente, il cappello sul letto - pur mal tollerato nella mia famiglia - non mi fa venire particolari pruriti.
I gobbi non mi fanno alcun effetto (salvo quelli dalla maglia zebrata, ma è altra storia) e non credo alle proprietà medicamentose del toccar loro le escrescenze; passare sotto a una scala aperta non mi procura alcun patema - salvo per questioni legate alla 626 -, coltelli o fazzoletti in regalo vengon trattati come qualsiasi altro oggetto comune. Ah, dimenticavo, mi è persino capitato di aprire un ombrello in casa.
Quindi?
Quindi non ti temo.


venerdì 17

Eppoi metà giornata è già andata, toccando ferro e incrociando le dita...







 

Postato da: momyone a 12:56 | link | commenti (16) |
appunti di viaggio, now panic

lunedì, 13 luglio 2009
Vivalitaglia!

12072009 strisce pedonaliCourmayeur, 12 luglio 2009

Postato da: momyone a 11:33 | link | commenti (15) |
appunti di viaggio

martedì, 07 luglio 2009
Piscina do-it-yourself

07072009 - alluvione do-it-yourself

E ti svegli alle cinque di mattina e fuori diluvia.
E scendi a controllare la cucina perché fuori diluvia.
E torni a letto tranquilla perché, anche se fuori diluvia, non si è allagato.
E dormi un paio d'ore tranquilla, cullata dal suono del diluvio.
E poi apri gli occhi che ancora fuori diluvia.
E ti accordi che è saltata la luce, ma ti dici, sarà perché fuori diluvia.
E poi scendi verso la cucina, mentre fuori diluvia.
E ti senti molto "ottocento" sulle scale, con la candela in mano.
Ma il tuo piede sull'ultimo scalino buio non fa il solito suono. Fa sciack.
E intanto fuori diluvia.
E son solo venti centimetri d'acqua e un intero piano allagato, mentre fuori diluvia.
E poi cerchi gli stivali di gomma che l'acqua è pure fredda, forse per colpa del diluvio.
Ecco, quando sognavo di avere una casa con piscina, non intendevo questo.


07072009(002) alluvione do-it-yourself

 

Postato da: momyone a 12:52 | link | commenti (35) |
appunti di viaggio

venerdì, 26 giugno 2009
Romanticismi

 
LUI: Certo che io te lo avevo anche chiesto di sposarmi, ma tu hai detto no
LEI: Guarda che l’ho fatto per te. Se un giorno incontrassi una ragazzina compiacente…
LUI: Le ragazzine zoccole non mi piacciono, sono così poco interessanti
pausa
LUI: Preferisco le vecchie vacche… tesoro… (sorriso)
 

Postato da: momyone a 00:27 | link | commenti (36) |
uomini, appunti di viaggio, anime candide

lunedì, 15 giugno 2009
Caro Presidente,

 
le scrivo queste poche righe perché, anche se non provo particolare simpatia nei suoi confronti, in fin dei conti è lei che tira le fila del mio Paese – e tenga pure conto che sia grazie anche al mio voto, seppur indiretto.
Ci tengo a premettere che ho trovato scandaloso che in un Paese civile un ex-comico (pur con un buon seguito mediatico) si sia rivolto ad una commissione di governo chiamando una delle più alte cariche dello Stato “psiconano” – e lasciamo perdere il resto. Se la stessa cosa fosse capitata in un qualsiasi altro Paese europeo, Francia, Spagna o Inghilterra per citarne solo alcuni, il comico in questione avrebbe un foglio di via permanente, per vilipendio dello Stato.
Ciononostante, non concordo con lei quando parla di “tentativi eversivi” per i vari attacchi subiti in quest’ultimo periodo, perché in quella situazione ci si è proprio messo da solo (e difficilmente l’analisi delle sue visite a compleanni di ragazzine e battute sulle donne degne di un provincialotto privo di cultura mi porta lontano dal credere ad una stessa montatura mediatica da parte del suo staff, per depistare da cose probabilmente più importanti, come alcune leggi che lasciano ben più di un dubbio in fatto di liceità… rinverdendo agli occhi dei più il vecchio e caro adagio “Governo ladro” tanto caro alla più parte dei nostri nonni).
Dicevamo, la ritengo un uomo di rara intelligenza, seppur sotto sotto un gran provinciale, e pure un accentratore, maggiormente capace di manovrare “tutto” con le proprie mani, rispetto al creare una base abbastanza preparata per portare avanti progetti comuni quando deciderà di ritirarsi: “dopodimeildiluvioBerlusconi” potrebbe sembrare appropriato…
Ci sono cose che non mi piacciono del suo modo di governare, non mi piace il presenzialismo ad ogni costo, non mi piace quel suo ribadire che “va sempre tutto bene” quando vedo aziende chiudere proprio accanto al mio capannone e giornalmente questuanti un lavoro bussare alla mia porta e clienti che non han di che pagare i debiti; non mi è piaciuto l’avvicinamento a certi capi politici di dubbissima levatura (evabbé che il cliente ha sempre ragione, ma se il cliente è un tagliagole di lunga data, quantomeno un po’ di distacco si potrebbe anche prendere), non mi piace l’idea di avere “ronde” di cittadini in affiancamento alle forze dell’ordine, così come detesto l’idea che le stesse forze dell’ordine non siano in grado da sole di mantenere quello per cui sarebbero preposte e, soprattutto, non mi piace che ogni tanto lei faccia il giullare, anche a nome di un “popolo italiano” che si è da tempo stufato di esser visto come “pizza e mandolino” – parlo sempre a titolo personale, il “presidente operaio” o il “presidente cantautore” non mi sembrano davvero degne se non barzellette di dubbio gusto (senza nulla togliere alla vena artistica che ha tutti i diritti di esprimere, siam pur sempre un Paese libero, nevvero?).  
Mediamente non mi piacciono le televisioni che vedo (d’altro canto quelle straniere son persino peggio… e anche di gran lunga più noiose) né approvo in particolar modo i giornali che omettono notizie o che le rigirano come frittate. Non mi piace nemmeno questo trend che sembra recitare “chi è fuori dal coro ha per forza ragione”. Perché non basta dire il contrario a tutti i costi per essere nel giusto.
Insomma, di lei si dice che sia un grande lavoratore, e a quanto ho visto, tendo a credere che sia vero, smetta di sventolare ai quattro venti tutto l’amore che il 70% e passa degli italiani avrebbe nei suoi confronti, perché almeno una larga frangia di interisti non l’amerà mai (nemmeno se mandasse il Milan in B ad anni alterni solo per farci piacere), piuttosto ripieghi su una “moderata stima” dettata dai risultati (quelli veri che si vivono in banca, o sulle strade senza buche, o nelle case senza inferriate o nelle città pulite in tutti i sensi o nelle case che non crollano o nelle integrazioni di fatto, o nelle scuole che insegnano davvero – almeno un po’ di grammatica e sintassi -, o nei politici e tv che parlano questo stupido vecchio idioma chiamato italiano con tanto di verbi coniugati in maniera appropriata, e un po’ meno di gnocca e un po’ più di “bello” per davvero, anche nei contenuti – e mi fermo che è meglio); quindi le chiedo, in tutta franchezza, di mettere nel lavoro per questo Paese un po’ più delle energia che sta impiegando in discorsi e sorrisi, e poi vedremo. Vedremo se davvero avrà fatto una differenza positiva o se, come dicono i suoi (non pochi e non tutti così cretini) detrattori, ci farà precipitare in un nuovo (farsesco) Ventennio.
So che è chiederle tanto, o forse troppo. Ma conto di essere ancora qui quando lei sarà un capitolo nell’enciclopedia (con i debiti scongiuri), quindi veda di farlo bene il suo lavoro. E di non lasciare ai miei nipoti – che non avranno le possibilità economiche dei suoi – un postaccio da cui voler scappare.
Buon lavoro.
Ah, dimenticavo, non ci faccia pentire del nostro voto; nemmeno la DC si è dimostrata essere eterna.

Postato da: momyone a 23:40 | link | commenti (60) |
appunti di viaggio, roma kaputt mundi

giovedì, 11 giugno 2009
Basta la parola

 
Se ti avessi conosciuto nell’Ottocento lo avresti scoperto dall’amica del cugino del fornaio quel che ti volevo dire. O sarebbe un postino affannato a portarti una missiva scritta piano con penna e calamaio e asciugata dal tempo e dalla carta assorbente. Con qualche buco di cancellatura, magari. O, perché no, riceveresti un piccolo messaggio legato alla zampetta di un piccione viaggiatore.
 
Se ti avessi conosciuto a inizio secolo sarebbe la centralinista del posto pubblico a farti avere un telegramma con il solo pensiero che avrei voluto inviarti. Magari inframmezzato da qualche stop di suspense.
 
Se fossi stata una conoscenza più recente avrei potuto usare la posta aerea, con quella bella carta leggera che ti si straccia tra le dita sudaticce non appena la prendi in mano e il blu della bic che avrebbe lasciato – a mo’ di tatuaggio – la mia scrittura sulle tue mani incerte.
 
Per fare una cosa carina avevo anche pensato di mandartelo a dire con un mazzo di fiori. Ma quello dell’Euroflora non sapeva qual era la pianta giusta per portare il mio messaggio ed ho soprasseduto.
 
Se solo lo avessi voluto, avrei potuto mandarti un messaggio, una e-mail, lasciarti un commento sul vecchio blog o quello nuovo, avrei potuto telefonarti, persino, o magari cacciare una foto su twitter o un MMS con tanto di canzonicina, un fax, un poke su facebook, un ring sul voip, un trillo su una delle mille chat, un SMS…
 
Avrei avuto e avrei mille altri modi di farti sapere quel che penso di te. Ma a volte basta la parola. Ne basta una sola. Ed è stato bello dirtelo in faccia.
Bastardo.

Postato da: momyone a 01:40 | link | commenti (15) |
uomini, appunti di viaggio, anima

venerdì, 05 giugno 2009
Fanta-politica

 
 
Appunto.
 
 
 
E siamo “solo” alle europee.
 
 
 
Tremo al pensiero di cosa accadrà tra (spero) qualche anno. All’avvicinamento delle politiche nostrane.
 
 
E se Berlusconi avesse ragione?
Cioè che tutti questi attacchi da parte della stampa estera-vicina e estera-lontana fossero “solo” un bieco tentativo di arginare un PP Europeo che potrebbe diventare abbastanza forte da rendere l’Europa per davvero una potenza – e non l’ombra di ciò che voleva essere? E, peggio, che i nostrani italioti potrebbero persino avere una buona maggioranza all’interno di quel PPE? E peggio peggio ancora, si tornerebbe a parlar di Dio, Patria e famiglia… con qualche lieve e innecessario allargamento di confini in tutti e tre i casi. Ma poco, son pur sempre conservatori – quasi ex-Diccì.
 
E se, invece, avessero ragione “loro” e ci ritrovassimo un nuovo De Gaulle, o peggio, un Pinochet denoantri? Altro che Duce, per favore, siamo seri, quello avrebbe riso davanti al trapianto di capelli, messo fuori legge il giuoco pallacanestro e dichiarato guerra alla Spagna per non cedere Kakà. E se ci fosse stato lui, altro che “opposizione” e “paparazzi”, Franceschini costruirebbe (a picconate) una statua glabra alta 3000 metri scavandola direttamente sul costone francese del Mont Blanc e ben altri sarebbero al confino in terra di Salerno-Reggio Calabria a finirne l’ultimo tratto autostradale – a mani nude. Per amor patrio ed evitare peggiori conseguenze.
 
Se avessi bevuto dovrei smettere.
O forse sarà il caso di ricominciare.
 
 
 

Postato da: momyone a 01:35 | link | commenti (14) |
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mercoledì, 27 maggio 2009
Macondo non è casa mia

Sono un paio di settimane che mi frulla in testa un libro. Non capisco perché lo faccia; non è nemmeno uno dei miei preferiti. A pensarci bene è stata una notizia di cronaca-con-divorzio a farlo riaffiorare. Ma poi perché?
Cover_GRA

Il nostro mare non è in vendita. Vero?

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libri, anime candide, now panic, makelovenotwar

mercoledì, 20 maggio 2009
C'è sempre un racconto

Prologo:
Ci sono momenti in cui non hai nulla da raccontare ma, per fortuna, qualcuno, anzi Qualcuno, lo fa per te. A volte ci sono cose che, per un futile motivo o per altri meno futili motivi ci fanno smettere di guardare ciò che ci sta attorno con gli occhi che abbiamo dentro. Spesso è proprio la fantasia di chi chiamiamo pazzo (o folle, o diverso, o in tanti altri modi), a farci ricordare quanto stiamo perdendo, lasciando che sia il pragmatismo, la “necessità del giorno” a rovinarci la visione di quello che ci circonda.
Devo ammettere di essere una persona fortunata.
Fortunata perché, ogni volta che perdo – o mi pare di perdere – il contatto con le cose “normali” della vita, c’è uno stuolo di amici, o di persone care, che si mette in mezzo e riesce, non so come ma lo fa, a rimettermi in pace con il mondo.
Sono fortunata, dicevo, perché, quando ricevo un racconto come questo, una giornata di merda che potrebbe lasciare il segno per almeno un’intera settimana a venire, cancella tutto in un istante!
Grazie ad un certo Qualunquista. Che non smette mai di sorprendersi e sorprendermi. Per fortuna.
momyone
 
 
Racconto:
Tanto per confermare che il mio lavoro non è per niente monotono, stamattina alle 6, mentre il caffè ancora vagava per i corridoi del mio cervello cercando di buttare giù dalle brande almeno qualche neurone, sono entrato nella stanza della Bonnie (la signora Bone**i).
Lei era tutta rannicchiata nel letto, con il braccio piegato sul petto come se stesse misurando la febbre… Appena mi ha visto si è sfilata il termometro, me l’ha consegnato e mi ha chiesto se aveva la febbre.
Peccato che il termometro fosse un calzascarpe. Io l’ho tranquillizzata sul fatto che non avesse la febbre e le ho detto che poteva alzarsi ed andare in bagno a fare la doccia.
Certo è vero che c’era già un sole meraviglioso, ma in ogni caso una giornata cominciata così non poteva non essere BELLISSSIMA!!!
Uno dei lati positivi dell’assistere i così detti “malati psichiatrici” è che riescono a folgorarti con una parola, con un gesto, ti sorprendono sempre… perché vedono le cose da un’altra angolazione, da un altro punto di vista.
Credo sia buono ed importante avere (sempre) almeno un altro punto di vista di riserva…
Come dice Don Chisciotte a Sancho Panza:
«Sancho, è mai possibile che in tanto tempo che tu vieni con me, non ti sia ancora riuscito di vedere che tutte le cose dei cavalieri erranti sembran chimere, sciocchezze, stravaganze e che son tutte a rovescio delle altre?
E non perché la cosa sia realmente così, ma perché in mezzo a noi s’agita una turba d’incantatori, che mutano e svisano tutte le nostre cose a piacer loro e secondo il desiderio di aiutarci o di rovinarci: quindi questo che a te pare una catinella da barbiere, a me pare l’elmo di Mambrino e a un altro forse parrà un’altra cosa».
O come canta Guccini nel suo Don Chisciotte:
«Sancho ascoltami ti prego, sono stato anch’io un realista ma ormai oggi me ne frego e anche se ho una buona vista l’apparenza delle cose come vedi non m’inganna, preferisco le sorprese di quest’anima tiranna che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti, ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti. Prima d’oggi mi annoiavo e volevo anche morire, ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire».
C’è una frase, non ricordo chi l’ha scritta, ma mi piace tanto:
“Molte persone considerano certe cose impossibili solo perché non le hanno mai viste” o non riescono a vederle aggiungerei io…
E allora, se un catino può essere l’elmo di Mambrino oppure il contrario, un calzascarpe può essere un termometro, o anche altro… 
Il Qualunquista
 
 
 
Epilogo:
Datemi un pitale e vi solleverò il mondo! Non era così? Eppure… eppure no. Non c’è epilogo qui. Non si tirano più somme per un po’. Ci si limiterà, nuovamente, a guardarsi attorno, mangiando le fette di salame che si eran appiccicate sugli occhi – in barba alla dieta, magari.
O forse ho solo un po’ di febbre… quindi: avete mica un calzascarpe d’avanzo?

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appunti di viaggio, anima, anime candide, il qualunquista

lunedì, 18 maggio 2009
Tecnologia in rivolta

Accadimenti tecnologici dell'ultimo mese:

1) Telecom disdice il mio abbonamento millenario all'ADSL casalinga. Dopo tremila telefonate e un buon numero di fax il servizio viene ripristinato come "nuovo contratto", dopo "solo" 15 giorni di isolamento forzato.  

2) Splinder elimina il mio abbonamento Pro e, causa momentaneo disguido tecnico nel ripristino, aspetto e spero. Spero non mi cancelli tutti gli album, quantomeno.  

3) La televisione di casa mia si è spenta per mai più riaccendersi sul più bello di un film di ammazzamenti e MAI, saprò se poi lei è morta segata in due oppure semplicemente accoltellata...

4) La batteria della Wespa, collegata all'antifurto elettronico e a un sacco di altre diavolerie innecessarie ha dato forfait smettendo di ottemperare al suo compito primario: tenere accesa la Wespa... piantandomi in mezzo a una strada, appiedata

5) il portatile made-in-Vista decide di non leggere più i CD masterizzati con Win 2000 e, già che c'è, li smagnetizza automaticamente non appena inseriti nella fessura. Per fortuna i back-up son in doppia copia.

6) La fotocopiatrice dell'ufficio inizia ad emanare un sinistro odore di bruciaticcio e poi rilascia una nube di fumo nero. Forse è esplosa.

Non ho controllato l'oroscopo. Mi pareva dicesse di tornare alle origini, ma non pensavo intendesse il ciclostile!

Postato da: momyone a 13:14 | link | commenti (17) |
amaro umore, momynon

sabato, 09 maggio 2009
Oggi, o anche no

Sottofondo: nessuno, tranne l’audio di uno dei tanti telefilm pieni di omicidi e morti da sezionare
 
Fuori: un cielo grigio, grigio padano, un po’ pesante ma non troppo. E una buona dose di umidità.
 
Attorno: suoni di bambini che litigano qualche giardino più in là. L’odore di qualcuno che accende una griglia, sperando che non sia una casa a qualche isolato che prende fuoco. Solo più tardi sarà l’odore delle salamelle oppure il rumore dei pompieri a darne certezza.
 
Dentro: dentro non lo so. Forse solo mezzo bicchiere di troppo. Ma non è così grave, oggi. Anche per questo deciderà o porrà rimedio il mal di testa domani.
 
Oggi. Oggi è un giorno speciale come tanti, un giorno in cui ho amato, ho perso e ritrovato – non necessariamente nello stesso ordine -, ho viaggiato e incontrato piante fiorite, profumi di erba tagliata e nafta, ho visto uomini corpulenti spargere “concime” sui campi e trattori grandi come ippopotami fare il loro mestiere, ho rischiato di finire in un fosso e di volermici buttare, ma poi non l’ho fatto.
Oggi. Oggi è un altro giorno della mia vita. Un altro giorno in cui avrei dovuto fare “la cosa giusta” oppure non farla e, invece, ho tirato in là. Rimandando a domani o anche dopo.
Perché a volte, ma solo a volte, la differenza è nel colore del grano… tutto lì. E non sai più cosa è giusto, sacrosanto, assolutamente da fare o da non fare, non sai più dirti che le decisioni prese sono quelle che poi avrai il coraggio, o la forza oppure solo la voglia di portare avanti.
Tutto qui.
Oggi è uno di quei giorni importanti in cui non sei tu a decidere della tua vita, e te ne rendi conto come non mai, ma è lei a decidere per te. E tu non sai niente, e non lo saprai finché non accadrà…
Ci vorrebbe una canzone.
Ci vorrebbe proprio una canzone che non c’è a far da sottofondo a questi pensieri pieni di niente.
Ma non c’è.
Tutto qui.

Postato da: momyone a 20:22 | link | commenti (12) |
appunti di viaggio, anima, anime candide, momynon

giovedì, 30 aprile 2009
Con un cielo così...

Milano - tangenziale

Postato da: momyone a 14:51 | link | commenti (19) |
milano, appunti di viaggio

venerdì, 17 aprile 2009
Sono i giorni della CRisi

Inizia un po’ prima di Natale, qualche settimana per la precisione, i tiggì recitano che in America c’è un nuovo presidente abbronzato e che lui risolverà la CRisi, in un modo o nell’altro, prima o poi. Inizia con una telefonata strana di un’amica di mia madre, tutta sconvolta come le fosse capitata una CRisi tra capo e collo, e mi dice – o forse dice a mammà che poi me lo riporta – che i consuoceri, cioè i genitori della moglie del figlio (unico maschio, secondogenito e amato genitore di un bimbo piccolo e relativamente belloccio) hanno declinato l’invito per il pranzo famigliare di Natale adducendo la CRisi come motivazione, o scusante. Orbene, la CRisi cosa c’entra con un invito per Natale, anzi!, proprio per la CRisi bisognerebbe andar ospiti, in modo da risparmiare tempo e vettovaglie per ammannire quantomeno tacchino e insalatina sul Desco di dicembre. Eppure no, la CRisi sembra imporre anche il risparmio delle intenzioni, oltre a quello del portafogli culinario altrui.
Ecco. Passano alcuni giorni e, in coda per entrare alla fiera dell’artigianato, inizio a rendermi conto che la CRisi esiste davvero: i venditori di perle ed il tartufaio non hanno più nulla da vendere dopo appena trenta ore dall’apertura, mentre la fila per il ristorante “da ricchi”, quello che recita un menù oltre i 20 euri a testa, arriva dietro l’angolo del padiglione… Uhm, strana CRisi, questa.
Entro al supermercato dietro casa, il pomeriggio di Capodanno, alla ricerca delle ultime vettovaglie per la cena con amici, e mi rendo conto che gli scaffali sono praticamente vuoti. Un ragno mi saluta sorridendo dallo scaffale dove di solito troneggia lo champagne, e allora inizio a pensare che davvero la CRisi sia una cosa seria, se nemmeno l’Esselunga ha nulla da vendere il 31 dicembre significa che davvero dobbiamo prepararci ad una nuova austerity. Memore dei tempi andati compro tre chili di pasta, sei di zucchero, del sale di varia pezzatura e qualche scatoletta e torno a casa contenta perché sarò in grado di affrontare anche questa CRisi. Scopro poi, parlando con un vicino appena tornato da MonteCharles (Montecarlo per gli amici) che la CRisi si attende anche là, ed è per questo che hanno fatto una joint-venture con il mio supermercato che ha spedito oltre frontiera con un aereo privato tutto il pesce fresco, le aragoste ancora saltellanti e tutto quanto di commestibile oltre i 40 Euro al chilo fosse disponibile, pare anche il sapone di Marsiglia – che non si sa mai.
Passano le feste – tristi feste in una Milano desertificata dalla CRisi -, e arriva il Carnevale. Attendendo una festa da austerity mi prefiggo di restare in casa, davanti al caminetto per risparmiare gas-riscaldamento, e poi vedo inquadrati dalla telecamere di gugol-rods migliaia di persone in piazza, vestite di tutto punto con colori sgargianti e costumi da far impallidire il Re Sole che sbafano e bevono per le strade della mia città in CRisi (capoluogo di una Regione in CRisi, capitale economica di un Paese in CRisi) come se nulla fosse… Mi dico poi che son felice per loro, ma io che alla CRisi ci credo per davvero e mi comporto di conseguenza, i soldi del non-carnevale me li metto sotto al materasso – prima che anche le banche dichiarino CRisi.
Passano alcuni giorni e mi ritrovo – per caso, che io vado in Wespa, per risparmiare – imbottigliata nel traffico più nero di una città operosa che si reca al lavoro alle otto del mattino. Davanti a me un furgone scalcinato con un’improbabile targa dell’Est (europeo, non veneto), due SUV da 50mila euro (più optional, volante e ruota di scorta), almeno sei 500, di quelle nuove tutte cromate, mica i residuati dell’Italia della rinascita dalla CRisi, una Ferrari rossa che strombazza per far capire che il suo pieno finirà prima del prossimo semaforo verde e un serie di stramaledetti sgargianti scarafaggi (licenza poetica per definire le Smart) che tentano di infilarsi in ogni buco libero bloccando la strada ad un paio di pedoni ed un ciclista, gli unici senza carrozzeria, apparentemente.
Vabbé, sarà anche CRisi… ma quando a un passo da Pasqua la città si desertifica peggio che dopo uno tzunami e le autostrade per laghi, campagne, mare e monti recitano code oltre i trenta chilometri ciascuna – blocco dei camion escluso, che i lavoratori devono fermarsi quando c’è CRisi! – a me iniziano a sorgere dei dubbi… E mi ritorna in mente la mia Lady in Inghilterra che mi propinava schifoso montone arrosto puzzolente, che lì si viveva da poveri per evitare la CRisi, e mi ricordo che le scarpe avevano suole consumate, ché per evitar l’austerity si andava a piedi per non sprecar petrolio e il dolce era gelatina chimica e colorata senza frutta vera dentro perché l’importazione costa e quel che c’è qui si esporta per guadagnare… E ripenso alle fragole a gennaio, tre euro a cestino, all’ananasso da sette, all’irrinunciabile primizia di febbraio proveniente da chissà dove; penso al paio di jeans con toppa sul ginocchio e strappo sul culo da 125 euro nel negozio senza firma – centoventicinqueeuro, jeans, le braghe da povero! Mica scarpe e borsetta di Prada in pelle di culo di marsupiale estinto a duemilacinquecento senza l’optional Swarowski -. Ma c’è CRisi, e alla Lidl ci siamo solo io, due commesse ignobili e un buttafuori più nero del carbone, il sabato pomeriggio.
E poi in ufficio riesco ad elemosinare l’assunzione di una centralinista, dopo anni di lavoro extra e non retribuito (notturno-sabato-e-domenica-compresi) per il bene dell’Azienda, dei dipendenti e pure della CRisi mi dico, sarà facile, c’è la CRisi, il lavoro manca e han chiuso fior fiore di aziende nella nostra operosa zona, penso tranquilla che ci vorrà un attimo (prima che il Capo cambi idea) per trovare qualcuno che si abbassi a lavorare in un posto piccolo ma onesto e pulito per uno stipendio decente pur in linea con la CRisi… e lì mi scontro con una realtà che non immaginavo, mi sento dire che saranno liberi a fine mobilità, che magari quando scade il periodo di cassa-integrazione… che magari in nero, o fatturando a un amico-parente-altro si potrebbe anche fare: “sa, c’è la CRisi, bisogna pur mettere qualcosa da parte…”
Ma vaffanculo, vah, che ho sentito uno sul tram che si lamentava perché con questa CRisi aveva dovuto rinunciare alla web-cam da polso per poter controllare via satellite lo stato di salute del suo coccodrillo a Miami. C’è la CRisi, già.
Ma vaffanculo, vah, nemmeno in questo riusciamo ad essere seri…
 

Postato da: momyone a 01:31 | link | commenti (18) |
appunti di viaggio, anime candide, lavorare stanca


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